«Di quale cifra stiamo parlando?»
«Venticinquemila dollari, signore.»
Venticinquemila.
«Operazione effettuata presso la filiale di Main Street.»
Main Street.
Chiusi lentamente gli occhi.
Quella era proprio la filiale dove lavorava Austin.
Non era un semplice cliente.
Era il direttore.
Conosceva tutti gli impiegati.
Conosceva ogni procedura.
E soprattutto sapeva perfettamente imitare la mia firma.
Aveva passato l’infanzia copiandola sulle giustificazioni scolastiche e sulle pagelle.
Il denaro rubato faceva male.
Ma il tradimento faceva infinitamente più male.
Non era soltanto un furto.
Era un piano studiato nei minimi dettagli.
Aveva svuotato il mio conto per finanziare la sua vacanza.
Voleva essere certo che, anche se avessi scoperto cosa avevano fatto a Mia, non avrei avuto i mezzi economici per intervenire.
Pensava di avermi tagliato ogni possibilità.
Di aver distrutto la mia rete di rifornimento.
Si era dimenticato con chi aveva a che fare.
«Signore, desidera contestare immediatamente l’operazione?»
domandò il consulente.
«No.»
La mia voce era gelida.
«Lasciate tutto com’è.»
«Di questa faccenda mi occuperò personalmente.»
Riattaccai.
Sarah stava già facendo cenno al cliente impaziente di avvicinarsi.
«Mi scusi.»
Mi rimisi davanti al banco.
«Non ho ancora finito.»
Lei sospirò.
«Signore, se la carta viene rifiutata purtroppo non posso fare altro.»
Non protestai.
Non insistetti.
Mi inginocchiai tranquillamente sul pavimento lucido dell’aeroporto.
Mia mi guardò senza capire.
Alle mie spalle sentii una risatina.
«Guardate il vecchio…»
«Si è messo a pregare.»
Ignorai completamente il commento.
Mi chinai verso lo stivale sinistro.
Era un’abitudine che mi portavo dietro fin dal mio primo incarico negli anni Settanta.
In una zona di guerra non ci si fida mai delle banche.
Nemmeno delle tasche.
Ci si fida degli stivali.
Slacciai lentamente i lacci.
Infilai la mano oltre il rinforzo interno.
Raggiunsi una tasca segreta cucita da me molti anni prima.
Ne estrassi una spessa busta impermeabile.
La posai sul banco.
Il tonfo fu sufficiente a far tacere completamente l’uomo in giacca.
Aprii la plastica.
Dentro c’era un altro pacco di banconote nuove da cento dollari.
Il mio vero fondo d’emergenza.
Il mio tesoro di guerra.
Cominciai a contarle con calma.
Mille.
Duemila.
Tremila.
Continuai.
La pila cresceva sempre di più.
Dopo pochi istanti sul bancone c’era una montagna di contanti degna di una scena di un film poliziesco.
Alzai lo sguardo verso Sarah.
«Se non sbaglio…»
dissi con assoluta tranquillità,
«questo è ancora un mezzo di pagamento perfettamente valido.»
Indicai il denaro.
«Due biglietti di prima classe per Nassau.»
Feci una breve pausa.
«E, se possibile, desidero i posti vicino al finestrino.»
Sarah fissò il mucchio di banconote.
Poi guardò me.
Deglutì vistosamente.
«S-Sì, signore.»
«Certamente.»
Cominciò a contare il denaro con mani leggermente tremanti.
Dietro di me regnava un silenzio assoluto.
L’uomo che pochi minuti prima rideva di me non trovava più nulla di divertente.
Mi voltai lentamente verso di lui.
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L’uomo in giacca, che fino a pochi istanti prima sbuffava con impazienza, sembrava improvvisamente trovare le piastrelle del soffitto estremamente interessanti.
Evitò accuratamente il mio sguardo.
Abbassai gli occhi verso Mia.
Lei osservava prima il mucchio di banconote, poi me, con un’espressione piena di stupore.
«Nonno…»
Esitò un istante.
«Perché tieni tutti quei soldi dentro lo stivale?»
Sorrisi appena.
Risposi abbastanza forte perché anche le persone vicine potessero sentire.
«Perché le banche possono sbagliare, Mia.»
Feci una breve pausa.
«E perché, a volte, proprio le persone di cui ti fidi di più sono quelle che ti tradiscono.»
La guardai negli occhi.
«Ma questo non significa che debbano impedirti di portare a termine la tua missione.»
«Hai capito?»
Lei annuì con estrema serietà.
Sarah ci consegnò le carte d’imbarco.
Il suo atteggiamento era completamente cambiato.
Nei suoi occhi non c’era più semplice cortesia.
C’era rispetto.
Forse persino un po’ di timore.
Per me non faceva alcuna differenza.
«Grazie, signor Slater.»
«Le auguro un buon viaggio.»
Presi i biglietti.
Strinsi nuovamente la mano di Mia.
Ci dirigemmo verso i controlli di sicurezza.
Sentivo ancora il peso delle banconote nascoste nello stivale.
Era scomodo.
Ma era una sensazione rassicurante.
Per me quel denaro era come una riserva di munizioni.
Austin era convinto di avermi disarmato.
Pensava di avermi lasciato senza possibilità di reagire.
In realtà aveva soltanto costretto un vecchio soldato a tornare alle proprie abitudini.
Non ero più soltanto un nonno.
Stavo entrando in territorio nemico.
