Alexander Graves era entrato nella sua vita la sera in cui tutto era crollato. Aveva appena visto Richard e Sabrina seduti l’uno accanto all’altra in un elegante ristorante, intenti a brindare e ridere davanti a un bicchiere di vino come se lei non fosse mai esistita. Sconvolta, era uscita all’aperto e le gambe avevano ceduto sul marciapiede ghiacciato.
Alexander stava uscendo proprio da quel locale.
L’aveva afferrata un istante prima che cadesse e l’aveva accompagnata personalmente in ospedale.
Non le aveva rivolto domande indiscrete.
Non aveva cercato di approfittare della situazione né di apparire come un salvatore.
Era semplicemente rimasto accanto a lei finché il medico non aveva trovato il battito del bambino.
Forte.
Regolare.
Vivo.
Più tardi le aveva confidato di aver conosciuto suo padre.
«Quando non avevo nulla, tuo padre mi ha dato una possibilità,» le aveva raccontato Alexander. «Adesso lascia che sia io ad aiutare sua figlia.»
All’inizio Clara aveva rifiutato.
Non voleva essere salvata ancora una volta.
In passato altri uomini avevano promesso protezione, e solo dopo aveva capito che certe prigioni sono rivestite di velluto.
Alexander, invece, non aveva mai cercato di controllare le sue scelte.
Le aveva semplicemente offerto strumenti.
Contatti.
Discrezione.
Protezione dai giornalisti.
Un aereo privato quando aveva bisogno di sparire.
E un luogo sicuro dove Richard non avrebbe mai potuto raggiungerla.
«Vai via alle tue condizioni,» le aveva detto. «Non perché stai fuggendo. Ma perché, finalmente, scegli te stessa.»
Ora Clara rimase sulla soglia della camera da letto e osservò per l’ultima volta quella vita che Richard aveva costruito intorno a lei come una splendida prigione.
Le tende di seta.
I pavimenti di marmo.
La cameretta del bambino ancora vuota, senza una culla.
Sul comò c’era la fotografia del loro matrimonio: Richard con il braccio intorno alla sua vita e quel sorriso perfetto che, dietro il vetro, ora le sembrava soltanto una bugia.
Con un gesto lento girò la cornice a faccia in giù.
Poi prese la valigia e uscì senza voltarsi.
Parte 2
Richard si rese conto della scomparsa di Clara soltanto poco prima di mezzogiorno.
A quell’ora aveva già smaltito lo champagne della sera precedente, ignorato tre telefonate di Sabrina e si era convinto che l’ennesimo sfogo della moglie sarebbe rientrato come sempre.
Donne come Clara tornano sempre, pensò.
Piangono.
Minacciano.
Poi finiscono per arrendersi.
Quando entrò in cucina, si aspettava di trovarla lì, con una tazza di tè tra le mani, il volto pallido, pronta a chiedere scusa e incapace di guardarlo negli occhi.
Invece trovò il lussuoso attico immerso in un silenzio irreale.
Nessun bollitore acceso.
Nessun passo leggero nel corridoio.
Nessuna traccia di Clara.
Sull’isola della cucina era appoggiata una copia dell’ecografia.
Sotto c’era un biglietto.
Non crescerò nostro figlio in una casa dove l’amore viene usato come un’arma.
Richard fissò quella frase per lunghi istanti, finché la rabbia non dissipò completamente la confusione nella sua mente.
La chiamò immediatamente.
Nessuna risposta.
Provò di nuovo.
Direttamente la segreteria telefonica.
Allora compose il numero della sicurezza del palazzo.
«La signora Donovan ha lasciato l’edificio questa mattina, signore,» spiegò il portiere.
«Con chi era?»
«Non saprei con certezza, signore. Ad aspettarla c’era un’auto.»
«Che auto?»
«Una berlina nera con autista.»
Richard strinse il telefono con tanta forza che le nocche diventarono bianche.
«Dove l’ha portata?»
«Mi dispiace, signore. Non ne ho idea.»
«Non ne hai idea?» urlò Richard.
Dall’altra parte calò il silenzio.
Lui chiuse la chiamata senza aggiungere altro e compose immediatamente il numero di Sabrina.
Lei rispose al secondo squillo.
«Buongiorno anche a te,» disse con tono divertito e malizioso.
«Clara ti ha chiamata?»
Sabrina scoppiò a ridere.
«Per quale motivo tua moglie dovrebbe telefonare proprio a me?»
«Se n’è andata.»
Seguì un lungo istante di silenzio.
Dopo qualche secondo la voce di Sabrina cambiò tono, diventando improvvisamente tesa.
«Andata dove?»
«Non lo so.»
«Mi stai dicendo che non hai la minima idea di dove si trovi tua moglie, incinta di sei mesi?»
Richard serrò la mascella.
«Non cominciare.»
«Richard, se ha già parlato con degli avvocati…»
«Lo ha fatto.»
Dall’altra parte della linea calò un silenzio pesante.
Poi Sabrina parlò di nuovo.
«Che cosa sa esattamente?»
Quella domanda gli fece gelare il sangue.
«Che cosa vorresti dire?»
«Non fare il finto ingenuo. L’appartamento. La macchina. Le spese della fondazione. Mi avevi assicurato che ogni traccia fosse stata eliminata.»
«Era tutto sotto controllo.»
«Era?» ribatté Sabrina con la voce sempre più alta. «Richard, il mio nome compare su alcuni di quei documenti.»
