LA CAMERIERA HA NASCOSTO UN RAGAZZO TACITURNO, POI SUO PADRE, UN BOSS MAFIOSO, HA FATTO IRRUZIONE NELLA TRATTORIA

L’uomo sfregiato rimase a osservarla per quello che sembrò un tempo interminabile.

Poi sorrise appena.

Un sorriso freddo.

Pericoloso.

«Tieni gli occhi aperti, cameriera. Se dovessi vedere il ragazzo, chiama questo numero.»

Lasciò cadere un elegante biglietto da visita nero sull’asfalto bagnato.

«E non cercare di fare l’eroina. Gli eroi finiscono sempre sul fondo del porto.»

Poi entrambi si allontanarono.

I loro passi svanirono lentamente nel rumore distante della città.

Calista aspettò.

Aspettò ancora.

E solo quando fu assolutamente certa che fossero spariti si lasciò scivolare contro la fiancata arrugginita del furgone.

Le gambe tremavano.

Si chinò a raccogliere il biglietto.

Nero opaco.

Scritta argentata in rilievo.

Nessun nome.

Nessuna azienda.

Solo un numero di telefono.

E nell’angolo inferiore, un simbolo.

Due lupi rivolti l’uno verso l’altro.

Una corona.

Una spada.

Calista lasciò cadere immediatamente il cartoncino come se l’avesse ustionata.

Si voltò verso l’interno del furgone.

Il bambino aveva abbassato la coperta.

Lacrime silenziose scorrevano finalmente sulle sue guance ancora segnate dai lividi.

«Va bene…» sussurrò Calista mentre i pensieri correvano a velocità folle. «Va bene… tu non sei semplicemente un ragazzino scappato di casa, vero?»

Allungò una mano verso di lui.

Le sue dita erano gelide.

Quasi congelate.

«Non possiamo restare qui», dichiarò con decisione. «Stanno perlustrando la zona. Questa sera verrai a casa con me.»

Per quattro giorni Calista nascose il bambino nel suo minuscolo appartamento sopra una lavanderia automatica.

Ancora non conosceva il suo nome.

Dormiva rannicchiato sul vecchio divano avvolto nella coperta di lana, con la giacca Carhartt sempre a portata di mano.

Guardava cartoni animati con il volume quasi spento.

Sobbalzava a ogni rumore proveniente dal corridoio.

Mangiava tutto ciò che lei gli preparava.

Ma lasciava sempre qualche boccone nel piatto.

Come se una parte di lui fosse convinta che il cibo potesse sparire da un momento all’altro.

Calista telefonò al lavoro inventando una malattia.

Si presentava soltanto ai turni serali quando era strettamente necessario.

Prima di uscire lo chiudeva nell’appartamento.

Televisione accesa.

Porte bloccate.

Istruzioni precise.

Non aprire a nessuno.

Non rispondere a nessuno.

Non fare rumore.

Nel frattempo Boston stava cambiando.

La maggior parte delle persone non se ne sarebbe accorta.

Ma Calista sì.

South Boston era diventata stranamente silenziosa.

Le pattuglie della polizia che normalmente sostavano vicino all’O’Malley’s erano sparite quasi da un giorno all’altro.

SUV neri dai vetri oscurati percorrevano lentamente le strade.

Gli spacciatori abituali agli angoli sparivano.

Le persone rumorose che stazionavano davanti al negozio di liquori sembravano essersi volatilizzate.

Perfino l’atmosfera appariva diversa.

Più pesante.

Più tesa.

Come se tutti i piccoli predatori della città avessero percepito l’arrivo di qualcosa di molto più pericoloso.

Calista trascorse ore intere a cercare informazioni sul simbolo del biglietto utilizzando il suo vecchio smartphone con lo schermo incrinato.

Le prime ricerche non portarono a nulla.

Continuò a scavare.

Articoli dimenticati.

Forum locali.

Discussioni nascoste.

Siti frequentati da persone che pronunciavano certi nomi soltanto sottovoce.

E infine trovò ciò che cercava.

Il Sindacato Costello.

La più potente organizzazione criminale della Nuova Inghilterra.

Porti.

Costruzioni.

Case da gioco clandestine.

Traffici che si estendevano da Boston fino a Providence.

Denaro ovunque.

Influenza ovunque.

Violenza quando necessario.

Al vertice di tutto c’era Davion Costello.

Per l’FBI era un uomo praticamente intoccabile.

Per le strade era una leggenda oscura.

Un sovrano freddo e metodico che aveva consolidato il proprio potere nel sangue dopo l’assassinio della moglie, morta cinque anni prima nell’esplosione di un’autobomba destinata a lui.

Calista guardò il bambino addormentato sul divano.

Il sangue sembrò abbandonarle il volto.

Stava nascondendo l’erede di un impero mafioso.

Eppure qualcosa non quadrava.

«Se davvero è il figlio del capo…» mormorò camminando nervosamente nel piccolo soggiorno, «perché si nasconde?»

Osservò il livido ormai quasi scomparso sulla sua guancia.

«E soprattutto… perché è così terrorizzato?»

La risposta arrivò lentamente.

Poi tutta insieme.

Tradimento.

Complotto interno.

Qualcuno aveva cercato di eliminarlo.

Gli uomini che lo stavano cercando non volevano salvarlo.

Erano coinvolti nel rapimento.

Forse lo avevano organizzato.

Forse avevano aiutato chi lo aveva fatto.

In qualche modo il bambino era riuscito a fuggire.

E adesso loro stavano cercando di trovarlo prima che suo padre scoprisse il tradimento.