Avevano evitato tutte le telecamere.
Poi erano fuggiti dallo stesso tunnel, approfittando della tempesta.
Ma avevano commesso un errore.
Elian.
Nel caos di quei momenti avevo completamente dimenticato il piccolo braccialetto identificativo che il dottor Kell aveva insistito affinché rimanesse alla sua caviglia fino alle dimissioni ufficiali.
Serviva per l’identificazione medica.
Conteneva un minuscolo chip passivo.
Non era un GPS.
La sua portata era molto limitata.
Ma Rafael, prima di lasciare il Mount Sinai Hospital, aveva fatto aggiornare il sistema di sicurezza collegato ai due braccialetti.
«Non possiamo seguirlo come un normale localizzatore,» spiegò digitando freneticamente sul computer. «Però il chip registra ogni passaggio davanti ai lettori di prossimità installati lungo le strade private.»
«Dove è stato rilevato?»
Rafael sollevò lentamente gli occhi.
«Verso nord.»
Sylvie si asciugò il volto.
«Quanto distano?»
«Circa ventitré minuti di vantaggio.»
Lei si alzò immediatamente.
«Allora andiamo.»
Martin mi afferrò per un braccio.
«Damon… è esattamente quello che Vivienne vuole. Vuole che tu agisca d’impulso.»
Scossi lentamente la testa.
«No.»
Inspirai profondamente.
«Vuole che io arrivi da solo.»
Guardai Rafael.
«E questo non accadrà.»
Dieci minuti più tardi tre SUV avanzavano senza fari lungo strade nere di pioggia.
Io e Sylvie sedevamo sul sedile posteriore del fuoristrada di Rafael.
Aveva rifiutato categoricamente di restare indietro.
Dopo aver visto il suo sguardo nessuno aveva più provato a convincerla.
Tra le mani stringeva ancora la copertina gialla dell’ospedale che la complice di Vivienne aveva lasciato nella cameretta.
La teneva come si stringe una reliquia.
Presi il telefono.
Chiamai Liana.
Rispose quasi subito.
Piangeva.
«Damon…?»
«Dove porterebbe mia madre due neonati?»
«Io… non lo so.»
«Risposta sbagliata.»
«Te lo giuro…»
La interruppi.
«Sylvie sta ascoltando.»
Seguì un lungo silenzio.
Poi Liana parlò con un filo di voce.
«Esiste una proprietà…»
Attesi.
«Non risulta intestata ufficialmente a Vivienne.»
«Continua.»
«È un vecchio rifugio vicino a Cold Spring. Tuo padre lo aveva acquistato molti anni fa per una persona.»
Sentii il cuore rallentare.
«Per chi?»
Liana esitò.
Poi pronunciò le parole che cambiarono per sempre la mia esistenza.
«Per tuo fratellastro.»
Per un istante ebbi la sensazione che il terreno sparisse sotto il veicolo.
Sylvie si voltò verso di me.
«…Come?»
Dall’altra parte della linea Liana ricominciò a piangere.
«Si chiama Gabriel.»
La sua voce tremava.
«Vivienne ha cancellato ogni traccia della sua esistenza dagli archivi della famiglia. Era il primo figlio di tuo padre.»
Ogni parola distruggeva un pezzo della mia storia.
«Mio padre aveva un altro figlio?»
«Sì.»
Liana inspirò profondamente.
«Prima di conoscere Vivienne.»
«Sua madre morì molto presto. Alistair voleva portare Gabriel nella famiglia Vexley, ma Vivienne si oppose con tutte le sue forze.»
«Dopo la morte di tuo padre… Gabriel sparì da ogni documento ufficiale.»
Dall’altoparlante dell’auto arrivò la voce di Martin, collegato dal veicolo dietro di noi.
«Questo spiega il codicillo.»
Tutti rimanemmo in silenzio.
Martin continuò.
«Alistair sapeva che Vivienne avrebbe eliminato qualunque erede rappresentasse una minaccia al suo controllo.»
Mi sentivo mancare.
«Dov’è Gabriel adesso?»
Liana abbassò ulteriormente la voce.
«È con Vivienne.»
Sylvie si sporse leggermente in avanti.
«La sta aiutando?»
«Io… non lo so.»
Ma il modo in cui pronunciò quelle parole rivelava esattamente il contrario.
Lei lo sapeva.
Rafael sterzò bruscamente imboccando una strada privata.
Gli alberi si fecero sempre più fitti.
La pioggia martellava il parabrezza.
All’improvviso il computer emise un segnale acustico.
Rafael guardò il monitor.
«Il braccialetto di Elian ha trasmesso di nuovo.»
Pochi secondi dopo, tra gli alberi, apparvero alcune luci.
Dietro un enorme cancello in ferro battuto sorgeva un antico edificio in pietra.
Una residenza isolata.
Silenziosa.
Non si vedevano guardie.
Ed era proprio questo l’aspetto più inquietante.
Rafael fermò il convoglio a circa ottocento metri dall’ingresso.
«Da qui proseguiamo a piedi.»
Sylvie aprì immediatamente lo sportello.
«No,» dissi istintivamente.
Lei mi guardò.
«Non perdere tempo a spiegare a una madre che dovrebbe aspettare in macchina.»
Compresi immediatamente che nessuna parola l’avrebbe fermata.
Così ci inoltrammo insieme tra gli alberi.
Verso la verità.
Verso i nostri figli.
PARTE 10 — IL FIGLIO CHE AVEVA CANCELLATO
La pioggia ci inzuppò completamente nel giro di pochi secondi.
I rami ci graffiavano il viso e gli abiti.
Il fango sembrava voler trattenere ogni nostro passo.
