Bussarono alla sua porta. Dietro la porta c’era una donna. «Sono venuta a prendere mia figlia», annunciò.
Kyle la fissò. Era alta, bionda, magra, con curve chiaramente migliorate dalla chirurgia plastica.
«Cosa?» chiese Kyle, con voce fredda.
«Mia figlia», ripeté lei con impazienza. «L’ho lasciata qui due anni fa. Oh! È colpa mia. Allora ero fatta, e il mio ragazzo vive qui vicino. Ho fatto un pasticcio, lo sai come va».
«No», rispose Kyle con tono gelido. «Non so come va, perché io non avrei mai abbandonato una bambina. E al posto tuo me ne andrei subito, prima di chiamare le autorità».
«Un attimo», ribatté la donna. «Ho capito il mio errore una settimana dopo, quando Bert ha smesso di rispondere alle mie chiamate. Ma ora ho bisogno di questo bambino».

«Ne ha bisogno?» chiese Kyle, infuriato. «A che scopo, esattamente?»
«Bert ha appena firmato un contratto con la Major League», disse lei con aria compiaciuta. «Questa bambina è il mio biglietto per un sacco di soldi!»
Kyle le sbatté la porta in faccia, ma aveva la sensazione che non fosse ancora finita. Una settimana dopo gli fu notificata una citazione in giudizio. Una donna di nome Cherish Vegas contestava la sua adozione di Lily.
All’improvviso Kyle si ritrovò sommerso da documenti legali, riceveva continue visite dai funzionari dei servizi sociali e i suoi amici e colleghi di lavoro venivano interrogati. Cherish era determinata a usare Lily per ottenere una fortuna.
Finalmente arrivò il giorno del processo. Nervoso, Kyle affidò Lily a un assistente sociale ed entrò. Cherish era già lì, in piedi accanto a un uomo alto con gli occhi blu, simili a quelli di Lily: doveva essere Bert.
Cherish, con voce rotta dall’emozione, raccontò al giudice quanto le mancasse sua figlia e come i suoi anni da studentessa sconsiderata fossero ormai lontani, e che aveva deciso di lasciare la bambina con Kyle.

Il giudice abbassò lo sguardo sui documenti. «Con “lasciarla con lui” intende abbandonarla sulla soglia di casa sua, vero, signorina Vegas?»
Cherish arrossì. «Beh, sono ancora sua madre! Nessuno può negarlo!» gridò.
Il giudice si rivolse a Bert. «Signore, lei è il padre?»
Bert si grattò la testa. «Beh… probabilmente sì.»
Lo sguardo penetrante del giudice si posò su di lui. «È pronto ad assumersi la responsabilità di questa bambina?»
Prima che Bert potesse rispondere, Cherish intervenne nella conversazione. «Certo che è pronto! Ha appena firmato un contratto multimilionario…»
«Ah!» esclamò il giudice. «Ecco qual è la vera ragione! Mi dica, signorina Vegas, come si chiama sua figlia?»
«Il nome?» balbettò Cherish. «Prenderà il cognome del padre, dato che sarà lui a pagare gli alimenti».
Kyle si alzò in piedi. «Vostro Onore, posso dire qualcosa?»

«Sì, signor Greenbecker», annuì il giudice. «Prego».
«Mia figlia si chiama Lily Greenbaker e ha già il cognome di suo padre, il mio. La amo dal giorno in cui è entrata nella mia vita, e lei mi ama».
In quel momento Lily vide Kyle e si protese verso di lui. «Papà!» gridò.
«Beh,» disse il giudice sorridendo, «credo che la decisione sia presa.»
Quella sera Kyle e Lily festeggiarono catturando lucciole. «Stelle!» ridacchiò lei. Per Kyle, lei era la luce più brillante di tutte.
