Ho sorpreso il mio ragazzo a baciare un’altra donna all’aeroporto, così ho afferrato uno sconosciuto affascinante e l’ho baciato a mia volta. «Ti rovinerò la carriera!», ha sibilato il mio ex. «La mia nuova amante è la direttrice finanziaria». Lo sconosciuto ha riso freddamente, mi ha porso un biglietto da visita nero e mi ha sussurrato: «Guarda il nome». Mi si è gelato il sangue: non era solo uno sconosciuto; era proprio lui.

Continuai a camminare lungo tutto il tavolo di mogano, fermandomi soltanto davanti a Daniel Pierce.

Lo fissai negli occhi.

«Chiedo la parola.»

La mia voce risuonò nella sala con una sicurezza che non sapevo nemmeno di possedere.

Per qualche interminabile secondo nessuno parlò.

Poi Daniel sollevò lentamente una mano.

Un gesto semplice.

Silenzioso.

Ma sufficiente a bloccare immediatamente Penelope, che stava già chiamando le guardie.

I suoi occhi scuri si posarono su di me.

Brillavano di un’intensità difficile da decifrare.

«Continui, signorina Victoria.»

Inspirai profondamente.

Poi mi voltai verso Alexander.

«Quest’uomo sta tentando di truffare Pierce Global per milioni di dollari.»

Indicai direttamente lui.

«Ha organizzato un falso caso di spionaggio industriale per coprire le proprie attività criminali e scaricare tutta la responsabilità su di me.»

Alexander scoppiò in una fragorosa risata.

Troppo rumorosa.

Troppo forzata.

«È davvero ridicolo, Victoria.»

Allargò teatralmente le braccia.

«E naturalmente immagino che tu abbia anche delle prove.»

Sorrise.

«Perché, vedi, il reparto informatico possiede tutti i registri che dimostrano che sei stata tu a sottrarre quei dati.»

Non risposi.

Appoggiai con decisione la chiavetta USB argentata davanti a Daniel.

Il piccolo oggetto produsse un rumore secco sul tavolo.

«Primo file.»

Guardai Daniel senza distogliere gli occhi.

«Contiene la documentazione finanziaria proveniente direttamente da Vanguard Capital.»

Indicai Alexander.

«Dimostra che le tre principali società indicate nella sua proposta commerciale sono semplici società fantasma.»

Nella sala nessuno respirava.

Continuai.

«Sono registrate formalmente a nome di suo cugino nelle Isole Cayman.»

Feci una breve pausa.

«L’obiettivo è trasferire una parte consistente del budget operativo di Pierce Global direttamente sui suoi conti offshore.»

Il volto di Alexander perse completamente colore.

Sembrava incapace perfino di deglutire.

Penelope lasciò sfuggire un’esclamazione soffocata.

Io proseguii.

«Secondo file.»

La mia voce era ormai ferma.

«Le registrazioni delle telecamere di sicurezza relative a giovedì sera.»

Daniel prese la chiavetta.

La inserì nel proprio computer portatile.

Pochi istanti dopo l’immagine comparve sul grande schermo della sala riunioni.

Il video iniziò.

La qualità era mediocre.

Ma perfettamente leggibile.

Alexander guardava con attenzione il corridoio.

Poi entrava nel mio ufficio.

Dieci minuti dopo usciva con una piccola memoria USB infilata nella tasca interna della giacca.

Nessuno disse una parola.

«L’indirizzo IP utilizzato per inviare i dati riservati non apparteneva a me.»

Le mie parole riecheggiarono nella stanza.

«Apparteneva a te, Alexander.»

Lo fissai negli occhi.

«Hai usato il mio computer per rubare gli algoritmi aziendali necessari a rendere credibili le tue società fantasma.»

Inspirai lentamente.

«E hai costruito un’accusa contro di me per cancellare ogni sospetto.»

Il silenzio che seguì era quasi insopportabile.

Era il silenzio di una trappola che finalmente si era chiusa.

Daniel Pierce richiuse lentamente il portatile.

Il clic della chiusura risuonò nella sala come uno sparo.

Si alzò.

La sua sola presenza bastò a dominare l’intera stanza.

Non alzò la voce.

Non mostrò rabbia.

Quando parlò, il suo tono era freddo come l’acciaio.

«Penelope.»

Lei sobbalzò.

«Contatti immediatamente l’ufficio legale.»

Fece una brevissima pausa.

«Annulli ogni trattativa con la società del signor Alexander.»

I suoi occhi non lasciavano mai Alexander.

«Successivamente chiami le autorità competenti.»

Indicò la chiavetta.

«Consegnate loro tutto il contenuto di questo dispositivo.»

Alexander fece un passo indietro.

Poi un altro.

Le mani si sollevarono in un gesto disperato.

«Signor Pierce… la prego… c’è stato un malinteso… quei documenti…»

Daniel lo interruppe senza alcuno sforzo.

«Esca immediatamente dal mio edificio.»

La sua voce era calma.

Ma trasmetteva un’autorità quasi spaventosa.

«Prima che decida personalmente di farla accompagnare fuori con metodi molto meno eleganti.»

Alexander rimase immobile.

Per un istante incrociò il mio sguardo.

Nei suoi occhi non c’era più paura.

Solo odio.

Un odio puro.

Violento.

Quello di un animale messo con le spalle al muro.

Poi si voltò di scatto.

E fuggì dalla sala riunioni senza aggiungere una sola parola.

Alle mie spalle Penelope continuava a balbettare scuse e giustificazioni.

Non le ascoltavo nemmeno.

L’adrenalina che mi aveva sostenuta fino a quel momento stava rapidamente svanendo.

Le gambe iniziarono a tremare.

Sentivo il corpo improvvisamente pesante.

«Signorina Victoria.»

La voce di Daniel era molto più gentile di prima.

Mi voltai verso di lui.