Ho sorpreso il mio ragazzo a baciare un’altra donna all’aeroporto, così ho afferrato uno sconosciuto affascinante e l’ho baciato a mia volta. «Ti rovinerò la carriera!», ha sibilato il mio ex. «La mia nuova amante è la direttrice finanziaria». Lo sconosciuto ha riso freddamente, mi ha porso un biglietto da visita nero e mi ha sussurrato: «Guarda il nome». Mi si è gelato il sangue: non era solo uno sconosciuto; era proprio lui.

Mi guardò negli occhi.

«Alexander aveva bisogno degli algoritmi proprietari della tua azienda per far sembrare le sue società fantasma partner affidabili e perfettamente performanti.»

Continuò senza esitazioni.

«Ti ha incastrata per due motivi.»

Alzò due dita.

«Primo: rubare i dati.»

«Secondo: eliminare l’unica analista abbastanza competente da accorgersi delle anomalie presenti nella sua proposta commerciale.»

Mi mancò quasi il respiro.

«Quindi…»

Abbassai lentamente lo sguardo.

«Ruba il materiale aziendale.»

«Scarica tutta la colpa su di me.»

«Ottiene il contratto.»

«E poi si appropria del denaro.»

Meredith annuì.

«Esattamente.»

Estrasse dalla borsa una piccola chiavetta USB argentata dal design elegante.

La fece scivolare lentamente verso di me.

«Qui dentro trovi tutti i movimenti bancari delle società fantasma.»

Aspettò qualche secondo.

«Ma non basta.»

Scossi la testa.

«Perché?»

«Perché manca ancora la prova decisiva.»

Indicò la chiavetta.

«Questi documenti dimostrano l’esistenza della frode finanziaria.»

Poi indicò me.

«Ma non dimostrano che sia stato Alexander a utilizzare il tuo computer.»

Inspirò lentamente.

«Senza quella prova, la sua parola varrà molto più di quella di un’ex fidanzata sospesa dal lavoro e accusata di spionaggio industriale.»

Fu allora che un ricordo mi attraversò la mente.

Mi irrigidii.

«Le telecamere.»

Meredith mi osservò.

«Quali telecamere?»

«Ce n’è una nel corridoio davanti al mio ufficio.»

Sentii nascere una speranza.

«Se recupero il filmato di giovedì sera…»

Le parole iniziarono a uscire sempre più velocemente.

«Si vedrà Alexander entrare nel mio ufficio mentre io ero fuori.»

«Con l’orario registrato.»

«Quella sarebbe la prova che ci serve.»

Meredith guardò l’orologio.

Un elegante Rolex in acciaio.

«La riunione finale con Daniel Pierce inizierà alle quattro del pomeriggio.»

Poi guardò di nuovo me.

«Adesso è l’una.»

Il suo tono diventò ancora più serio.

«Se Alexander firma quel contratto, Vanguard Capital verrà coinvolta legalmente.»

Fece una breve pausa.

«E tu rischierai una condanna per spionaggio aziendale.»

Mi fissò con determinazione.

«Donne come noi non permettono a uomini mediocri di distruggere tutto ciò che hanno costruito.»

Spinse leggermente la chiavetta verso di me.

«Vai a prendere quel filmato.»

Uscii dal ristorante con il sangue che sembrava ribollire nelle vene.

Per la prima volta dopo giorni avevo un obiettivo.

E soprattutto una possibilità.

Non potevo più entrare dall’ingresso principale dell’azienda.

Il mio badge era stato disattivato.

Ma conoscevo quell’edificio meglio di chiunque altro.

Alle due e trenta del pomeriggio raggiunsi il retro della sede.

Aspettai il camion delle forniture.

Quando gli addetti iniziarono a scaricare scatoloni e materiale per gli uffici, mi confusi tra loro.

Indossavo un semplice cappellino da baseball e tenevo lo sguardo basso.

Nessuno mi prestò attenzione.

Attraversai il dedalo dei corridoi del piano interrato fino a raggiungere la scala di servizio.

Venti piani.

Li salii tutti.

Ogni gradino sembrava pesare il doppio.

I polmoni bruciavano.

Le gambe protestavano.

Ma l’adrenalina era più forte della fatica.

Quando arrivai davanti al reparto informatico aprii appena la porta.

La sala dei server si trovava in fondo al corridoio.

Normalmente era accessibile soltanto tramite badge autorizzato.

Ma il reparto IT aveva un difetto cronico.

L’eccessiva sicurezza.

Alle due e quarantacinque, come accadeva praticamente ogni giorno, il responsabile della sicurezza lasciò la postazione per prendere il caffè del pomeriggio.

Per comodità lasciò la pesante porta antincendio socchiusa, bloccandola con un estintore.

Era l’occasione che aspettavo.

Entrai di corsa.

L’ambiente era gelido.

Il rumore continuo delle decine di armadi server riempiva completamente la stanza.

Mi infilai dietro la console principale.

Le dita iniziarono a muoversi velocissime sulla tastiera.

Ricordai un dettaglio raccontatomi mesi prima da Chloe durante una serata decisamente troppo alcolica.

Esisteva un codice diagnostico usato dai tecnici.

Lo digitai.

Il sistema si aprì.

Ricerca.

Telecamera 4B.

Data.

Giovedì.

Fascia oraria.

Dalle 19:00 alle 20:00.

Il video comparve sul monitor.

Trattenni il respiro.

Alexander.

Si guardava intorno con circospezione.

Poi entrava nel mio ufficio completamente buio.

Dieci minuti più tardi ne usciva.

Prima di allontanarsi infilava con naturalezza una piccola chiavetta USB nella tasca interna della giacca.

Un sorriso mi sfuggì.

«Ti ho preso.»

Inserii immediatamente la chiavetta di Meredith.

La copia dei file iniziò.

Trasferimento in corso…

40%…

62%…

78%…

All’improvviso la pesante porta della sala server cigolò.