«Non potete estromettermi dalla mia stessa azienda.»
Franklin mantenne la calma.
«Rileggi lo statuto societario. Sei stato tu a renderlo così severo. Noi ci stiamo limitando ad applicarlo.»
Per alcuni interminabili secondi nessuno parlò.
Poi Richard scoppiò a ridere.
Una risata vuota.
Amara.
Quasi inquietante.
«Siete tutti dei vigliacchi.»
Franklin scosse lentamente la testa.
«No. Abbiamo semplicemente smesso di avere paura di te.»
Quelle parole accompagnarono Richard fino all’uscita dell’edificio come un’ombra impossibile da scacciare.
Nell’atrio lo aspettavano decine di giornalisti.
«Signor Donovan, ha davvero sottratto fondi destinati alla beneficenza?»
«È vero che il denaro della fondazione è stato utilizzato per pagare l’appartamento di Sabrina Cole?»
«Dov’è sua moglie?»
«Ha più parlato con Clara dopo quanto accaduto sulla pista dell’aeroporto?»
Richard si fece largo tra i cronisti senza rispondere.
La mascella era serrata.
I flash continuavano ad accecarlo.
Quando finalmente rientrò nell’attico, trovò Sabrina intenta a preparare le valigie.
Le costose borse firmate erano aperte sul pavimento.
Vestiti.
Scarpe.
Custodie di gioielli.
Oggetti che lui aveva acquistato.
Oggetti che aveva ottenuto sottraendo denaro destinato ad altri.
«Che cosa stai facendo?» domandò con tono incredulo.
Sabrina non alzò nemmeno gli occhi.
«Me ne vado.»
Richard rimase a fissarla.
«Te ne vai?» ripeté con una risata quasi isterica. «Anche tu?»
Sabrina chiuse con decisione la valigia.
«Non trasformare tutto questo in una tragedia romantica. I conti sono stati congelati. I giornalisti assediano il mio palazzo. Questa mattina il mio agente mi ha scaricata. Non ho alcuna intenzione di affondare insieme a te.»
«Insieme a me?» sbottò Richard, alzando la voce. «Quando ti riempivo di diamanti non avevi tutti questi scrupoli.»
Lei lo fissò senza esitazione.
«E tu eri ben felice di regalarmeli, convinto che tua moglie fosse troppo fragile per reagire.»
Quelle parole lo colpirono con la precisione di una lama.
Richard fece un passo verso di lei.
«Io ti amavo.»
Sul volto di Sabrina non comparve alcuna emozione dolce.
Solo incredulità.
«No, Richard. Tu amavi soltanto il modo in cui ti facevo sentire. Più giovane. Più desiderato. Convinto di essere intoccabile.»
Afferrò la borsa.
«Ma non sei mai stato davvero intoccabile. È stata Clara a dimostrartelo.»
Per la prima volta in tutta quella giornata Richard rimase senza parole.
Sabrina si avviò verso la porta.
Quando stava per uscire si fermò e si voltò un’ultima volta.
«Sai qual è stata la cosa peggiore? Non ha urlato. Non ha fatto scenate. Se n’è semplicemente andata. Ed è proprio per questo che tutti credono a lei.»
La porta si richiuse lentamente alle sue spalle.
Richard rimase completamente solo.
L’immenso attico, un tempo simbolo del suo successo, adesso sembrava troppo grande.
Troppo vuoto.
Persino respirare gli risultava difficile.
In fondo al corridoio la porta della cameretta del bambino era rimasta socchiusa.
Si avvicinò lentamente.
La luce del sole illuminava le pareti verde chiaro e gli scatoloni ancora sigillati.
La culla era appoggiata contro il muro, ancora smontata, con il sacchetto delle viti fissato al cartone.
Ricordò il giorno in cui aveva promesso a Clara che l’avrebbe montata personalmente.
La rivide in piedi sulla soglia, scalza, con quel sorriso dolce che sembrava illuminare tutta la stanza.
«Secondo te avrà i tuoi occhi?» gli aveva chiesto.
Lui le aveva sfiorato la fronte con un bacio.
«Povero bambino, se sarà così.»
Lei era scoppiata a ridere.
Richard si lasciò scivolare lentamente sul pavimento, tra gli scatoloni mai aperti.
Fu allora che comprese una verità che non aveva mai immaginato.
Il silenzio può fare molto più rumore delle urla.
E quello lasciato da Clara riempiva ogni angolo della casa.
Molto lontano da lì, dall’altra parte dell’oceano, Clara si svegliò con la luce del sole che filtrava dalle finestre.
Alexander inizialmente aveva organizzato per lei un soggiorno riservato in una villa sulla costa del Maine.
Ma Clara aveva espresso un unico desiderio.
Voleva un luogo più caldo.
Un posto dove l’inverno non riuscisse più a penetrarle nelle ossa.
Così avevano cambiato destinazione.
Erano volati verso sud, in una tranquilla casa affacciata sull’oceano nei dintorni di Charleston, nella Carolina del Sud.
L’immobile apparteneva a una delle società di Alexander ed era nascosto dietro alte dune sabbiose e antiche querce ricoperte di muschio.
L’aria profumava di sale.
Di mare.
Di legno riscaldato dal sole.
Per due giorni Clara non fece praticamente nulla.
Dormì profondamente.
Fece colazione ogni mattina in veranda con pane tostato e miele.
Parlò al telefono con Marianne.
Ignorò tutte le notizie che iniziavano con il suo nome.
