Girò l’angolo troppo velocemente e si scontrò inaspettatamente con lui.
Il caffè bollente finì pericolosamente vicino al suo vestito e Dylan indietreggiò, afferrando la tazza per non rovesciarla.
«Lena?» Nella sua voce c’era sorpresa e qualcos’altro, qualcosa di indistinto.
Lei imprecò sottovoce. Ovviamente. Ovviamente doveva incontrarlo proprio adesso.
«Io stavo solo…» iniziò a dire, ma Dylan non le credette.
«Stavi per andartene?» I suoi occhi la fissavano, penetranti, indagatori. «Senza dire niente?»
Lena sospirò, combattuta tra l’orgoglio e qualcosa che assomigliava molto alla nostalgia. «Doveva essere una cosa occasionale, no?»
Dylan rimase in silenzio per un attimo, poi espirò bruscamente e si passò una mano tra i capelli.

«Sì», ammise con voce roca. «Lo pensavo anch’io». Esitò, poi fece un passo avanti. «Finché non ho capito che non volevo che finisse».
Il cuore di Lena ebbe un sussulto. «Cosa?»
«La notte scorsa», disse lui, ora con voce più dolce e decisa, «ti ho vista andare via e tutto quello a cui riuscivo a pensare era quanto non volessi che te ne andassi».
Il cuore le batteva forte nel petto. Dylan…
«Maya non ha alcuna importanza per me», la interruppe con tono deciso e sicuro. «Non mi importa degli altri. Mi importa solo di te».
Lena voleva credergli. Ma i dubbi, la paura, la sopraffacevano. «E se fosse solo…?»
«Non è così», la interruppe Dylan, intuendo i suoi dubbi. «Anche tu lo senti. Non è vero?»
Lei deglutì.
Sì.
Sì.
Quindi, per una volta nella vita, smise di pensare troppo.
Fece un passo avanti, alzò la mano e lo baciò.
Un bacio caldo. Vero. Niente a che vedere con la finzione.

Dylan le sorrise sulle labbra. «Questo significa che resterai?»
Lena rise sottovoce. «Forse. Ma solo se mi prometti che non rimarremo più bloccati negli ascensori».
Dylan sorrise e la sua mano le scivolò delicatamente sulla vita. «Nessuna garanzia».
E con queste parole Lena finalmente si lasciò andare.
