Tre anni fa, i suoi sette figli sono stati gettati nel fiume dal marito…

—Non posso parlare qui, signorina…

Valeria fece un altro passo, lo sguardo gelido come il ghiaccio.

—Parla… o te ne pentirai.

L’uomo deglutì.

«È in una clinica privata… a nord della città. Ma… c’è gente che lo sorveglia.»

—Chi?

L’uomo non rispose.

Ma non era necessario.

Valeria girò lentamente la testa… e i suoi occhi si fissarono su Lucía.

Lucía fece un passo indietro.

—No… non so di cosa stia parlando…

Valeria sorrise.

Ma non era un sorriso umano.

—Non hai mai saputo mentire bene.

Quella stessa notte…

La pioggia tornò.

Proprio come tre anni fa.

Valeria scese dall’auto nera senza aspettare nessuno. L’ospedale era elegante, silenzioso… troppo silenzioso.

«Rimani qui», ordinò al suo autista.

—Signorina, potrebbe essere pericoloso—

—È proprio quello che cerco.

Entrò.

I corridoi odoravano di disinfettante… e di segreti.

All’improvviso, due uomini le apparvero davanti.

—Non puoi passare.

Valeria li squadrò dalla testa ai piedi.

—Chi vi ha mandato?

-Non importa.

Valeria emise una risata sommessa.

—Sì, importa… perché li seppellirò insieme a lui.

In meno di un minuto…

I due uomini erano a terra.

Nessuno capiva come.

Valeria continuò a camminare… finché non raggiunse una porta.

Stanza 307.

La sua mano tremava.

Per la prima volta… in tre anni.

Si aprì.

Un bambino.

Piccolo.

Pallido.

Collegato a delle macchine.

Ma sono vivo.

Valeria sentì come se il mondo stesse crollando… di nuovo.

-Figlio mio…

Si avvicinò lentamente.

Le sue dita tremavano mentre gli toccava la guancia.

Calda.

Reale.

“Mamma…” sussurrò il ragazzo, con gli occhi appena socchiusi.

Valeria cadde in ginocchio.

—Perdonami… perdonami per non averti protetto…

Le lacrime che non versavo da tre anni… sgorgarono tutte in quel momento.

Ma poi…

Una voce risuonò dietro di lei.

—Che scena commovente.

Valeria si bloccò.

Quella voce…

Non poteva essere.

Si voltò lentamente.

Sebastian era sulla porta.

Applaudiva.

Sorrideva.

Come un demone.

—Pensavo che ci avresti messo più tempo a trovarlo.

Valeria si alzò.

Il suo sguardo si fece di nuovo duro.

—Sei stato tu.

«Certo che sono stato io», rispose con calma. «Pensavi davvero che avrei lasciato morire tutti?»

Valeria tremava di rabbia.

—LI HAI GETTATI NEL FIUME!

«Sì», rispose lui, senza emozione. «Ma uno… mi sarebbe bastato.»

Il silenzio era di piombo.

—Ha funzionato…?

Sebastian si avvicinò lentamente al lettino del bambino.

—Il mio sangue. Il mio erede. L’unico di cui avevo bisogno.

Valeria sentì il petto bruciare.

—Sei un mostro…

«No», rispose lui. «Sono un uomo che fa ciò che deve essere fatto.»

Valeria strinse i pugni.

—E gli altri sei…?

Sebastian la guardò dritto negli occhi.

E per la prima volta…

Non rispose.

Era abbastanza.

Valeria chiuse gli occhi per un istante.

Quando li riaprì…

Non era rimasto nulla della donna che aveva pianto.

Tutto ciò che restava era… la giustizia.

—Quindi oggi… finisce tutto.

Sebastian rise.

—Tu contro di me?

Ma in quel momento…

Le luci dell’ospedale si spensero.

Sirene.

Passi.

Grida.

E una voce riecheggiò nei corridoi:

—Polizia! Nessuno si muova!

Sebastian aggrottò la fronte.

—Che cosa hai fatto…?

Valeria lo guardò.

Calma.

Implacabile.

—Te l’avevo detto che questo era solo l’inizio.

Tirò fuori un piccolo dispositivo.

—Tre anni… a registrare, a fare ricerche, ad aspettare.

Sullo schermo del dispositivo apparvero dei video.

Prove.

Il fiume.

Uomini.

Gli ordini.

Sebastian… che dava l’ordine.

Il volto di Sebastian cambiò.

Per la prima volta…

paura.

—Non puoi…

—L’ho già fatto.

La polizia entrò.

—Sebastián Cruz, sei in arresto per omicidio, tentato omicidio e cospirazione.

Lucia apparve dietro… piangendo.

—Sebastian, fai qualcosa!

Ma lui non aveva più alcun potere.

Solo le mogli.

E lo sguardo di Valeria.

—Questo è per i miei figli.

Mesi dopo…

Il sole splendeva su un giardino tranquillo.

Il ragazzo correva.

Ridendo.

-Mamma!

Valeria lo guardava da una panchina.

Il suo volto non era più freddo.

Era… di nuovo umano.

Lei aveva perso sei figli.

Niente al mondo avrebbe potuto riportarli indietro.

Ma lui ne aveva salvato uno.

E aveva fatto giustizia.

Un uomo si avvicinò.

-Sta bene?

Valeria annuì.

-Ora sì.

Alzò lo sguardo verso il cielo.

—Loro… possono riposare.

Il vento soffiava dolcemente.

Come una carezza.

Come un addio.

Valeria prese per mano suo figlio.

E lui si incamminò.

Senza voltarsi indietro.

Perché questa volta…

Non stava più scappando.

FINE