Credeva che il sangue sulle sue mani fosse ormai invisibile.
Il dirigente raccolse i documenti firmati.
Poi estrasse un enorme assegno certificato.
Cinquanta milioni di dollari.
Lo fece scivolare lentamente sul leggio verso Victor.
Gli occhi di Serena si illuminarono.
Victor allungò immediatamente la mano.
Le sue dita erano ormai a pochi centimetri dal premio che aveva inseguito per anni.
Ma proprio in quell’istante qualcosa spezzò l’atmosfera funebre della cattedrale.
Non fu un colpo di tosse.
Non fu il pianto di un ospite.
Non fu il suono di un telefono.
Fu un boato.
Violento.
Assordante.
Le enormi porte di quercia massiccia situate in fondo alla cattedrale esplosero verso l’interno con una forza devastante.
Il fragore rimbombò tra le navate come un tuono.
Tutti i presenti sobbalzarono.
Decine di persone si voltarono contemporaneamente.
E per la prima volta quel pomeriggio, il sorriso di Victor scomparve.
Capitolo 4: Il Ritorno della Morta
Le pesanti porte di quercia della cattedrale si spalancarono con una violenza tale da schiantarsi contro le pareti di pietra dell’ingresso.
Il boato riecheggiò nell’intero edificio come un’esplosione.
L’organo si interruppe all’istante.
Le note solenni del requiem morirono in un suono stridente e disarmonico che lasciò spazio a un silenzio assoluto.
Trecento persone si voltarono contemporaneamente.
Tutti gli occhi si fissarono verso il fondo della navata.
La luce intensa del pomeriggio filtrava dall’ingresso aperto, creando lunghe ombre sul pavimento e trasformando l’entrata in una scena quasi irreale.
Poi apparvi io.
Non indossavo un sudario.
Non ero la vittima spezzata che Victor aveva lasciato morire tra neve e ghiaccio.
Non ero una donna terrorizzata.
Non più.
Indossavo un elegante completo nero dal taglio impeccabile.
Ogni dettaglio era studiato.
Ogni passo trasmetteva controllo.
La schiena era perfettamente dritta.
Lo sguardo fermo.
E non cercavo minimamente di nascondere il volto.
La lunga cicatrice rossastra che attraversava la mia guancia era completamente visibile.
Brutta.
Irregolare.
Impossibile da ignorare.
Era la prova della mia sopravvivenza.
Il marchio del tradimento.
La testimonianza vivente del crimine che avevano tentato di cancellare.
Ma non entrai da sola.
Camminavo al fianco di Adrian Cross.
Braccio sotto braccio.
L’uomo più potente della città avanzava con la calma letale di un predatore sicuro della propria superiorità.
La sua sola presenza bastò a provocare un’ondata di shock tra gli ospiti.
Politici.
Magnati.
Amministratori delegati.
Investitori.
Molti lo riconobbero immediatamente.
Mormorii increduli attraversarono le panche.
Che cosa ci faceva Adrian Cross a un funerale?
E soprattutto…
perché stava entrando insieme alla donna che tutti credevano morta?
Il silenzio che seguì divenne quasi insopportabile.
Pesante.
Opprimente.
Carico di presagi.
Procedemmo lentamente lungo la navata centrale.
Ogni passo risuonava sulle lastre di pietra.
Tac.
Tac.
Tac.
Come il conto alla rovescia verso la fine di qualcosa.
O qualcuno.
Davanti all’altare, Victor rimase immobile.
Sembrava incapace di respirare.
Il sorriso trionfante che pochi istanti prima illuminava il suo volto era svanito.
Completamente.
Il sangue gli abbandonò il viso con una rapidità impressionante.
Diventò pallido.
Cadaverico.
Per un attimo sembrò lui il morto della cerimonia.
La bocca si aprì.
Gli occhi si spalancarono.
Mi fissava come se avesse visto un fantasma emergere dall’inferno.
«Elena…?»
La sua voce uscì spezzata.
Fragile.
Incredula.
Poi si trasformò in un grido.
«No! È impossibile!»
L’intera cattedrale trattenne il respiro.
«Tu… tu sei morta!» urlò.
Il tono salì fino a diventare quasi isterico.
«Ti ho vista cadere! Ho visto tutto! Sei morta!»
Mi fermai ai piedi dell’altare.
A pochi metri da lui.
Lo osservai.
Davanti a me non c’era più l’uomo che avevo amato.
C’era soltanto un criminale terrorizzato.
Un uomo che vedeva il proprio castello di bugie crollare in tempo reale.
«Mi dispiace rovinarti l’incasso, Victor.»
La mia voce attraversò la cattedrale come una lama.
Ferma.
Fredda.
Inesorabile.
Ogni parola rimbombò tra le colonne.
«Ma a quanto pare non sei bravo a concludere gli affari.»
Indicai Adrian.
«E credo che l’amministratore delegato della compagnia che hai appena tentato di truffare sia pienamente d’accordo.»
Un’ondata di mormorii esplose tra gli ospiti.
Victor fece un passo indietro.
Poi un altro.
Le gambe urtarono il leggio.
Per poco l’assegno da cinquanta milioni di dollari non cadde a terra.
Nella prima fila, Serena emise un urlo.
Non era un grido umano.
Era il verso disperato di qualcuno che vede la realtà sgretolarsi.
