Mia madre indossava un abito rosso per “abbinarsi” a mio padre, ma sapevo che non era un sorriso sincero.

Ho sorriso. «Penso che sia un’ottima idea».

Lei ha sorriso in risposta. «Sai, tuo padre mi ha chiesto se può venire con me».

Ho alzato un sopracciglio. «Davvero?»

Lei annuì. «Vedremo. Gli ho detto che può venire a una lezione. Solo una. E poi decideremo».

Nelle settimane successive, nulla cambiò dall’oggi al domani. Papà continuava a dimenticare qualcosa. Mamma continuava a perdere la pazienza, a volte. Ma tra loro era nato qualcosa di nuovo: l’impegno. Un impegno reale, visibile. Come se alla fine si fossero ricordati che era uno sport di squadra.

E osservandoli mentre imparavano di nuovo l’uno dall’altro – attraverso le lezioni di ceramica, le lunghe passeggiate, le serate tranquille in cui parlavano davvero – ho capito qualcosa che non sapevo, che dovevo imparare:

L’amore non è solo restare. Non è mostrarsi, anche dopo aver dimenticato come farlo. È scegliere quella persona ancora e ancora, anche quando è difficile, anche quando entrambi siete cambiati.

Lo si nota dai movimenti nervosi delle dita. Dai sorrisi tranquilli. Dalle parole non dette e dal coraggio di chiedere.

Mamma si è vestita di rosso per “abbinarlo” al sedere. Ma ora, dopo alcune settimane, vedo che indossa i colori che le piacciono, non solo quelli che si fondono con la storia di qualcun altro. E questo è loro.

Quindi, se senti che qualcosa non va, dì qualcosa. Inizia con qualcosa. Prima che passino quarant’anni.

Non si può mai sapere. Forse anche la persona di fronte a te sta aspettando un segnale per ricominciare da capo.

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