La fotografia mi fece venire i brividi lungo la schiena.
La donna ritratta aveva un volto sinistrosamente familiare, quasi come il mio, solo più vecchio.
Con le dita tremanti ho aperto il foglio.
Era una lettera scritta con inchiostro che stava svanendo.
«Alex,
hai promesso di proteggerla.
Hai giurato di salvarla.
Se stai leggendo questo, significa che hai già fallito.
Spero che tu riesca a convivere con le conseguenze.
—L»

Fissai il biglietto, la mia mente era in subbuglio.
Chi era la donna nella foto?
Chi era «L»?
E perché mi sembrava che quel messaggio fosse indirizzato a me?
Prima che potessi continuare a riflettere, l’abbaiare di Rufus si fece più forte.
Era già in cima alle scale e ululava come mai prima d’ora.
Quel suono mi fece venire i brividi lungo la schiena.
All’improvviso, la lampadina sopra di me lampeggiò e si spense, immergendo il seminterrato nell’oscurità.
Fui preso dal panico.
Afferrai la scatola e corsi su per le scale, quasi inciampando nella mia agitazione.
Rufus mi aspettava al piano di sopra, con il corpo premuto contro la porta, come se volesse proteggermi da ciò che c’era lì sotto.

Ho chiuso la porta e l’ho bloccata, con il petto che ansimava pesantemente.
Rufus si è subito rilassato, scodinzolando e spingendosi contro la mia gamba.
Era come se cercasse di calmarmi, di dirmi che avevo fatto la cosa giusta.
Quando Alex tornò a casa quella sera, lo interrogai.
«Alex, cosa c’è in cantina?», gli chiesi, tenendo in mano la scatola.
Il suo viso impallidì.
«Sei stata lì?», chiese lui con voce tesa.
«Sì. E ho trovato questo. Chi è, Alex?
Chi è la donna nella foto?»
Rimase in silenzio per un po’.
Poi sospirò e si sedette, nascondendo il viso tra le mani.
«Era la mia ex fidanzata», disse infine.

«Si chiamava Laura.
Lei… è morta in quella casa.
È caduta dalle scale che portavano in cantina.
È stato un incidente, ma la sua famiglia ha dato la colpa a me.
Hanno detto che ero stato imprudente.
Ho cercato di andare avanti, ma a volte… mi sembra che lei sia ancora qui».
Lo fissai, il cuore che batteva forte.
Un battito ritmico. Un silenzio inquietante.
Il modo in cui Rufus aveva cercato di trattenermi.
Ora tutto aveva senso.
«Avresti dovuto dirmelo», dissi sottovoce.
«Non volevo spaventarti», disse, con voce tremante.
«Pensavo che se l’avessi ignorato, sarebbe scomparso».
Ma non scomparve. E ora sapevo la verità.

Da quel giorno evitai la cantina.
Rufus sembrava più tranquillo dopo quell’incidente, come se sapesse che avevo capito tutto.
Ma a volte, a tarda notte, sento ancora un leggero ticchettio provenire dal piano di sotto.
E mi chiedo se Laura stia ancora aspettando: giustizia, la fine, o forse semplicemente di essere ricordata.
