Scoppiò in una breve risata cristallina.
«Le sceneggiate solenni non ti si addicono, Eleanor. Di solito sono il rifugio delle donne disperate.»
Subito dopo entrò Harrison, rumoroso come sempre, stringendo fra le mani una costosa bottiglia di Bordeaux che evidentemente si aspettava io ammirassi.
Alle sue spalle arrivarono anche le due sorelle di Julian.
Passandomi accanto bisbigliarono qualcosa tra loro, trattenendo a fatica una risatina.
Per anni mi avevano definita alle mie spalle «la moglie provvisoria».
Quella sera abbracciarono calorosamente Vivienne e a me dedicarono appena un cenno distratto.
Perfetto.
Più erano rilassati, meno avrebbero visto arrivare ciò che stava per accadere.
Dieci minuti dopo il campanello suonò nuovamente.
Erano arrivati gli ultimi due invitati.
Il signor Sterling, severo direttore dell’ufficio finanziamenti della banca di Julian.
E la signora Gable, presidente indipendente del consiglio della fondazione benefica di Harrison, donna dalla reputazione impeccabile e dallo sguardo capace di leggere dentro chiunque.
Per un attimo il sorriso di Julian vacillò.
Non si aspettava che fossero tanto puntuali.
Ma recuperò immediatamente il suo abituale fascino da venditore di lusso e si precipitò a stringere con entusiasmo la mano del banchiere.
Harrison, invece, iniziò subito a conquistare la signora Gable riempiendole il calice e raccontando con orgoglio gli ultimi grandi successi della sua organizzazione benefica.
Servii la cena con movimenti lenti e impeccabili.
La stessa precisione con cui un boia prepara il patibolo.
Costolette d’agnello alle erbe aromatiche.
Purè di patate setoso.
Asparagi al burro e limone.
Versai nei bicchieri il costoso vino rosso preferito da Julian.
Lo stesso vino che, dopo quella notte, non avrebbe più potuto permettersi.
La conversazione proseguì leggera.
I bicchieri continuarono a riempirsi.
L’arroganza presente nella stanza cresceva a ogni brindisi.
Harrison alzò il calice.
I riflessi del cristallo danzavano sotto il grande lampadario.
«Alla famiglia. Alla nostra eredità. E soprattutto alla lealtà.»
Dall’altra parte del tavolo Vivienne cercò lo sguardo di Julian.
Per un attimo trattennero entrambi una risata.
Fu un’espressione minuscola.
Quasi invisibile.
Ma io la vidi.
Il linguaggio silenzioso di due complici.
L’euforia di chi crede di aver ingannato il mondo intero.
«E naturalmente a Julian», proseguì Harrison.
«Finalmente ha deciso di pensare in grande. Di rischiare davvero. Eleanor, quando smetterai di perdere tempo con i tuoi fogli di calcolo e inizierai a sostenere seriamente tuo marito? Se non lo frenassi continuamente con le tue paure, oggi avrebbe già costruito un impero.»
Julian sorrise compiaciuto mentre faceva roteare il vino nel bicchiere.
«Lei ci prova, papà. Ma non tutti sono fatti per giocare partite importanti.»
Vivienne si sporse leggermente in avanti.
Lo smeraldo oscillò lentamente sul suo petto.
«Alcune mogli aiutano un uomo a volare…» disse con tono vellutato.
«Altre, invece, sono solo delle ancore.»
Appoggiai con estrema calma il tovagliolo di lino accanto al piatto, allineandolo con cura.
«Curiosa metafora, Vivienne.»
Non alzai la voce.
Eppure l’assoluta freddezza con cui pronunciai quelle parole attraversò la sala come una lama.
Ogni conversazione cessò.
Il signor Sterling rimase immobile con la forchetta sospesa a mezz’aria.
La signora Gable socchiuse lentamente gli occhi.
Aveva percepito il cambiamento.
L’atmosfera era improvvisamente diventata troppo pesante.
Julian lasciò uscire un sospiro esasperato.
«Eleanor, ti prego. Non creare una scenata davanti agli ospiti.»
Lo guardai senza alcuna emozione.
«Non sto iniziando una scenata, Julian.»
Mi alzai lentamente.
Il tessuto dell’abito sfiorò il pavimento di rovere mentre avanzavo verso il fondo della sala.
«Sto semplicemente mettendo la parola fine.»
Mi fermai accanto alla gigantesca cornice coperta dal velluto nero.
Mi voltai verso gli invitati.
Quattordici paia di occhi erano puntati su di me.
«Julian.»
La mia voce riecheggiò nella grande sala.
«Dal momento che questa sera celebriamo il nuovo finanziamento destinato alla tua azienda e l’amore eterno tra Harrison e Vivienne… mi sembra giusto che sia proprio tu a svelare il pezzo principale della serata.»
Gli porsi il grosso cordone dorato collegato al drappo.
Julian fissò la corda.
Poi guardò me.
Per un brevissimo istante tutta la sua sicurezza sembrò incrinarsi.
Nei suoi occhi comparve una scintilla di autentica incertezza.
Lanciò uno sguardo a Vivienne.
Lei rispose con una lieve alzata di spalle, quasi divertita.
«Va bene…» borbottò lui alzandosi.
«Se questo servirà a farti tacere una volta per tutte.»
Raggiunse il centro della sala.
Mi strappò quasi il cordone dalle mani.
Con un gesto teatrale lo tirò con forza.
