Il dolore gli irrigidiva i lineamenti.
«Mi aveva detto che sapevi della mia esistenza…»
Respirò con difficoltà.
«Mi aveva convinto che fossi stato tu a cancellarmi dalla famiglia.»
Scossi immediatamente la testa.
«Non ne sapevo nulla.»
Gabriel mi osservò a lungo.
Poi annuì lentamente.
«Adesso ti credo.»
Sylvie si inginocchiò accanto a lui senza lasciare Mira.
«Hai salvato i nostri figli.»
Negli occhi di Gabriel comparve una vergogna profonda.
«Troppo tardi…»
Sylvie scosse con forza la testa.
La sua voce era ferma.
Piena di una determinazione che nessuna sofferenza era riuscita a spezzare.
«No.»
Lo guardò negli occhi.
«Non è troppo tardi.»
PARTE 12 — IL NOME CHE DOVEVA CAMBIARE TUTTO
Gli uomini di Rafael circondarono Vivienne senza lasciarle alcuna possibilità di fuga.
Pochi minuti più tardi arrivarono le pattuglie della polizia.
Subito dopo comparvero anche gli agenti federali che Rafael aveva contattato attraverso i vecchi canali costruiti durante la sua carriera.
Vivienne non urlò quando le tolsero la pistola.
Non oppose alcuna resistenza mentre le mettevano le manette ai polsi.
Si limitò a fissarmi.
Con la stessa calma inquietante che aveva sempre avuto.
«Tornerai da me,» disse. «Quando loro ti deluderanno.»
Sylvie si fece lentamente avanti.
La pioggia le scorreva sul volto, confondendosi con le lacrime.
«No,» rispose con fermezza. «Questa volta non succederà.»
Vivienne accennò un sorriso appena percettibile.
«Credi davvero che sia l’amore a trattenere le persone?»
Sylvie abbassò lo sguardo su Mira.
Poi guardò Elian tra le mie braccia.
Infine tornò a fissare Vivienne.
«No.»
La sua voce era calma.
«L’amore non trattiene nessuno.»
Fece una breve pausa.
«L’amore è una scelta.»
«Una scelta da compiere ogni singolo giorno.»
«Anche quando fa male.»
«Soprattutto quando fa male.»
Il sorriso di Vivienne svanì.
Gli agenti la accompagnarono verso le auto della polizia.
Quella fu l’ultima volta che la vidi libera.
Conrad Vale venne trovato all’interno della villa.
Era chiuso a chiave in una vecchia dispensa.
Fu la prima sorpresa.
La seconda fu ancora più inattesa.
Stava piangendo.
Quando Rafael lo trascinò fuori, Conrad non assomigliava più all’avvocato brillante e calcolatore che avevo conosciuto.
Sembrava soltanto un uomo che aveva venduto la propria anima per poi scoprire che l’acquirente non aveva mai avuto intenzione di pagare.
«Mi avrebbe ucciso…» balbettò.
Lo guardai negli occhi.
«Prima o poi.»
Conrad lasciò sfuggire una risata spezzata.
Poi abbassò lentamente il capo.
«È stata lei a uccidere tuo padre.»
Nella stanza calò un silenzio assoluto.
Persino Gabriel, mentre i paramedici cercavano di stabilizzarlo, voltò lentamente la testa verso di noi.
Conrad continuava a fissare il pavimento.
«Io… l’ho aiutata a nascondere tutto.»
Martin fece un passo avanti.
«Ripeta esattamente queste parole davanti al suo avvocato.»
Conrad scosse lentamente la testa.
«Prima voglio la protezione.»
Rafael sorrise appena.
Un sorriso privo di qualunque calore.
«Si trova in una stanza piena di agenti federali dopo aver partecipato al rapimento di due neonati.»
Si avvicinò lentamente.
«La protezione non si pretende.»
«Si conquista.»
«E soprattutto… si conquista parlando in fretta.»
Conrad parlò.
Per quarantasette lunghissimi minuti.
Raccontò ogni cosa.
Spiegò che Vivienne aveva intuito il progetto di Alistair di trasformare la Vexley Pharmaceuticals.
Confessò di essere stato lui, quando era ancora un giovane avvocato specializzato in successioni ereditarie, a preparare i documenti alternativi richiesti da Vivienne.
Quando Alistair aveva scoperto tutto, aveva costruito la stanza segreta.
Vivienne era entrata nel panico.
L’avvelenamento era stato lento.
Quasi invisibile.
Nessun veleno spettacolare.
Nessuna morte improvvisa.
Una semplice sostituzione dei farmaci.
Un lento indebolimento dell’organismo.
Infine un arresto cardiaco provocato deliberatamente durante un fine settimana nel quale quasi tutto il personale era stato mandato via.
Conrad aveva distrutto i documenti.
Liana, allora semplice impiegata, era stata costretta ad aiutarli.
Prima con la paura.
Poi ricompensata con un incarico vicino a me.
Gabriel era stato nascosto perché la sua esistenza complicava la successione ereditaria.
Vivienne aveva raccontato a lui che io lo odiavo.
E a me non aveva mai raccontato della sua esistenza.
Poi aveva aspettato.
Quindici lunghissimi anni.
Aveva aspettato che Sylvie rimanesse incinta.
Che nascessero Elian e Mira.
Che il trust predisposto da Alistair tornasse finalmente in vigore.
Solo allora aveva visto l’occasione perfetta.
Non voleva soltanto controllare la Vexley Pharmaceuticals.
Voleva cancellare definitivamente l’ultima volontà di mio padre.
