Hanno chiamato il mio nome in codice via radio… ma quella voce era di una persona che avevo seppellito anni fa.018

«Ma c’è una cosa che ti è sfuggita», dissi.

—

Sollevai lentamente il fucile.

Non per mirare.

Non ancora.

Solo per allinearlo.

—

«Hai costruito tutto questo schema attorno a me», continuai.
«Quindi eri convinto che lo avrei seguito.»

—

Una pausa.

—

«Non l’ho fatto.»

E proprio in quell’istante—

Ruotai.

Non verso la cresta.

Ma di trenta gradi più in là.

—

Un punto che nessun altro avrebbe considerato.

—

E lì—

Un bagliore.

Quasi invisibile.

Luce contro vetro.

—

Il riflesso di un’ottica.

—

Ti ho trovato.

—

Mi abbassai su un ginocchio—

Inspirai—

Allineai—

—

E poi mi fermai.

—

Non sparai.

—

Perché qualcosa non tornava.

—

L’angolo.

L’immobilità.

Troppo… perfetto.

—

Un’esca.

—

«Attento», sussurrò Ethan nel mio auricolare.

«Non vorrei che sparassi al fantasma sbagliato.»

—

Il battito mi esplose nel petto.

—

Perché questo significava—

—

Non era sulla cresta.

—

Era—

—

«Più vicino», concluse per me.

—

Il mondo si mise a fuoco all’improvviso.

—

Non sopra.

Non lontano.

—

Dietro.

—

Mi voltai—

Veloce—

Fucile alzato—

—

Ma lui era già lì.

—

Dieci metri.

—

In piedi, allo scoperto.

Nessun mimetismo.

Nessuna copertura.

—

Solo Ethan.

Vivo.

Intatto.

Che mi osservava come se nulla fosse cambiato.

—

Per un secondo—

Nessuno dei due si mosse.

—

Nessun colpo.

Nessun ordine.

Nessun rumore.

—

Solo due cecchini—

A distanza ravvicinata.

—

«Sei venuto da solo», disse.

—

«Anche tu.»

—

Un sorriso appena accennato.

«Non proprio.»

—

Strinsi la presa.

«Che significa?»

—

Inclinò leggermente la testa.

Quasi curioso.

—

Poi disse una frase che mandò in frantumi tutto ciò che credevo di aver capito:

—

«Davvero pensi di essere stato tu il bersaglio per tutto questo tempo?»

—

Silenzio.

—

E per la prima volta—

Un brivido freddo mi attraversò la schiena.

—

Perché se non ero io il bersaglio—

—

Allora cosa lo era?

—

Lo sguardo di Ethan scivolò oltre me.

Non verso la mia arma.

Non verso la mia posizione.

—

Verso qualcosa alle mie spalle.

Molto più lontano.

—

Verso la base.

—

Ed è allora che la radio esplose di voci.

—

«CONTATTO! SEGNALI MULTIPLI—»
«BRECCIA NEL TOC—»
«CI STANNO ATTACCANDO DALL’INTERNO—»

—

Il sangue mi si gelò.

—

Quella non era una missione da cecchino.

—

Era una distrazione.

—

E io ero finito esattamente dove lui voleva.

—

Ethan incrociò il mio sguardo un’ultima volta.

Non con crudeltà.

Non con rabbia.

—

Quasi… deluso.

—

«Non ti ho chiamato qui per combattere contro di me, Quinn», disse piano.

—

«Ti ho chiamato qui…»

—

«…per assicurarmi che tu non fossi lì quando tutto è iniziato.»

—

E in quell’istante—

Capii che il vero gioco non era mai stato su questo campo.

—

Era già iniziato altrove.

—

E chi tirava davvero i fili… non era Ethan.

Continua nella Parte 3…