Negli anni ’90 Sharon Stone era la vera incarnazione dell’epoca d’oro di Hollywood.
Con la sua fredda sicurezza, il suo aspetto impeccabile e la sua potente carisma sullo schermo, incarnava quel fascino da star che oggi si incontra sempre più raramente.
Il suo magnetismo si è manifestato in modo più evidente in uno dei thriller più famosi della storia: Basic Instinct. È proprio questo film ad aver consolidato lo status dell’attrice come vera icona cinematografica.
Recentemente ho rivisto questo film cult e mi sono sorpreso a pensare: oggi film del genere non se ne girano quasi più. Forse suona un po’ drammatico, ma è impossibile negare che il film sia pieno di scene che sono entrate per sempre nella storia della cultura pop.
Una delle caratteristiche del film è stata la sua audacia. I creatori hanno deciso di non utilizzare controfigure nelle scene intime, il che ha conferito a ciò che accadeva una particolare autenticità e allo stesso tempo ha sottolineato l’atmosfera elegante, quasi patinata, del film, conservandone al contempo il gioco provocatorio con le aspettative dello spettatore.
E, naturalmente, è impossibile non ricordare il momento in cui la protagonista interpretata da Stone incrocia con disinvoltura e poi allarga le gambe durante l’interrogatorio: una scena che ha suscitato immediatamente una reazione travolgente in sala e ha contribuito a conferire al film lo status di opera leggendaria.
Pochi sanno che questo famoso episodio non era affatto presente nella sceneggiatura originale scritta da Joe Eszterhas. È apparso solo durante le riprese, quando il regista Paul Verhoeven ha fatto all’attrice una richiesta inaspettata e piuttosto personale.
Indice
- Il film che ha scatenato un clamoroso scandalo
- Dodici anni prima della grande svolta
- Un «sanguinoso» malinteso sul set
- Un primo incontro non proprio facile
- La condizione speciale di Michael Douglas
- Una scena entrata nella storia del cinema
- «Lei sapeva benissimo cosa stavamo facendo»
- La recitazione di Catherine: potere e provocazione
- Perché Michael Douglas ha accettato di partecipare al film
- Uno strano dettaglio dell’indagine
- Come il film ha aiutato un’altra star
- Lo sguardo di Sharon Stone a distanza di anni
- Un film che ancora oggi suscita polemiche
Il film che ha scatenato un clamoroso scandalo
La prima di «Basic Instinct» ebbe luogo nel 1992 e il film divenne rapidamente uno dei thriller erotici più discussi del decennio.
La trama racconta la storia del detective di San Francisco Nick Curran, interpretato da Michael Douglas. Egli indaga su un brutale omicidio e si imbatte nella misteriosa scrittrice di gialli Catherine Tramell, interpretata da Sharon Stone.
Man mano che l’indagine procede, Carran si immerge sempre più nel mondo pericoloso e manipolatorio di Catherine, dove il confine tra sospetto e ossessione si assottiglia gradualmente.
Il film ha suscitato reazioni contrastanti da parte della critica e accese polemiche a causa delle scene esplicite, della violenza e della rappresentazione di relazioni omosessuali.
Tuttavia, nonostante le proteste e le recensioni negative, il film è stato un enorme successo commerciale: con un budget di circa 49 milioni di dollari, ha incassato circa 353 milioni al botteghino mondiale e si è classificato al quarto posto tra i film di maggior incasso del 1992.
Dodici anni prima della grande svolta
Prima dell’uscita di Basic Instinct, Sharon Stone aveva lavorato nell’industria per quasi dodici anni ed era riuscita a recitare in circa trenta progetti, per lo più film a basso budget e serie televisive.
Ma è stato proprio questo ruolo a renderla una star mondiale letteralmente da un giorno all’altro.
Il regista Paul Verhoeven ha subito visto in lei la Catherine Tramell ideale, ma ha dovuto convincere lo studio, i produttori e Michael Douglas per quasi tre mesi. All’epoca la Stone era un’attrice poco conosciuta.
Douglas riteneva che il film avesse bisogno di una star già affermata per ridurre i rischi e attirare il pubblico. In questo modo, il film avrebbe potuto contare su due attori famosi e le eventuali ripercussioni sulla carriera sarebbero state ripartite tra loro.
Per quel ruolo aveva proposto Demi Moore o Michelle Pfeiffer. Tuttavia, nessuna delle due attrici famose era disposta a spogliarsi completamente per quella parte.

È interessante notare che Sharon Stone inizialmente non si presentò nemmeno al provino, temendo di essere scartata. Quando alla fine lesse la sceneggiatura e capì di essere perfetta per il ruolo, l’attrice esitò a lungo prima di decidere se chiamare il regista Paul Verhoeven. In seguito confessò alla rivista Playboy:
«Non volevo farmi invitare, perché temevo che mi avrebbero convocata al provino solo per cortesia».
Durante la registrazione del doppiaggio per la versione aerea del film Total Recall, indossò appositamente un abito aderente nello stile della futura protagonista Catherine, per dimostrare a Verhoeven di essere in grado di incarnare l’immagine della donna fatale.
